18/07/2026
Alla Corte d’Appello di Milano
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“La giustizia ingiusta è questa, ma non riguarda solo i tribunali, bensì anche i palazzi del potere politico, e il cittadino deve subire sentenze inaccettabili e immotivate”. Lo scrive in una nota l’associazione Genitori Separati per la Tutela dei Minori aps commentando una sentenza della Corte d’Appello di Milano sul caso di una ex coppia con figli.

Il Conflitto Padre-Madre

L’associazione ricostruisce così quanto accaduto: “Un padre è in carcere per le denunce di violenza sessuale (mai documentate) della ex-compagna e madre di tre figli, che, ora, con la sua carcerazione, sono stati affidati ai nonni paterni, con i quali, dopo l’abbandono della madre, vivono da oltre dieci anni assieme al padre”. L’uomo, “lavorando giorno e notte, prima della carcerazione provvedeva al loro mantenimento, poiché la madre si è sempre rifiutata di contribuire al mantenimento per i minori”. Lei per questo è stata condannata dal Tribunale di Lecco.

“Stando all’ostentato tenore di vita” della madre” e “ai possibili contributi extra (alcuni tracciabili) come madre separata”, la donna “beneficia indebitamente anche del patrocinio a spese dello Stato e può, così, denunciare tutti, tanto paghiamo noi contribuenti”.

Condanna e Mantenimento

“Il padre – informa ancora l’associazione – ha sempre mantenuto i figli da solo, anche dopo l’abbandono materno, ma, ora, per la solerte Corte d’Appello di Milano, pur essendo senza reddito, in quanto carcerato e condannato in via definitiva per maltrattamenti in famiglia e violenze sessuali (tutti da dimostrare), deve versare un assegno di € 150 al mese per i suoi figli”.

In parallelo “l’assegno di mantenimento che era previsto dal Tribunale per la madre (€ 450 al mese per i tre figli e mai versato)” per l’insignificante e non corrispondente al vero reddito dichiarato dalla stessa” è stato “ulteriormente ridotto di due terzi (€. 150 al mese, cioè 50 euro al mese per ogni figlio, ma non più 150 come stabilito in precedenza), perché lei non ha un lavoro a tempo pieno o, meglio, lavora solo per pagarsi il canone di locazione della casa dove, ora, vive”.

Anche i Nonni Devono Pagare

Non solo: i giudici hanno rigettato le istanze “obbligando il padre ed i nonni paterni, oltre alla madre, a pagare ciascuno 1/3 dei costi della Ctu e 1/3 dell’onorario, di circa €. 5.000 (accessori compresi) della Curatrice speciale, la cui nomina è stata solo formale ed economica, non avendo prodotto nulla di utile nella tutela dei tre minori, accodandosi alle richieste, vecchie di anni, dei servizi sociali e, ultimamente, a certe conclusioni della Ctu favorevoli alla madre”.

“La cosa più stravagante e assurda – rimarca l’associazione – è l’addebito ai nonni paterni del pagamento di 1/3 sia dell’onorario della Ctu che di quello della curatrice speciale. I nonni, che non possono più contare sul lavoro del figlio, padre dei tre nipotini, ora mantengono da soli i nipoti, non facendo mancare loro nulla, con la loro misera pensione e con gli assidui interventi economici delle due sorelle e del fratello del padre. Il tribunale, invece di adeguare l’assegno di mantenimento della madre per i figli alle cifre in vigore nei tribunali italiani, ha pensato bene di premiare la vagabondaggine della ex compagna, che ama così tanto i propri figli, che voleva e vuole darli in affidamento etero-familiare o confinarli in devastanti comunità per minori abbandonati”.

“Il Comune Intervenga”

“Chi aiuta economicamente questi generosi nonni che non possono più contare sul reddito da lavoro del padre e tantomeno sulla madre scomparsa economicamente?”, chiede l’associazione Genitori Separati per la Tutela dei Minori (tel. +39 347 650 4095, genitoriseparati@libero.it).

“C’è da auspicare che il Comune, dove risiedono i tre minori e i nonni paterni e il padre carcerato, intervenga, economicamente, per aiutare loro, i nonni affidatari e il padre per rendere meno amaro, a tutti, questo tormentato periodo esistenziale e sociale di tutti coloro che sono coinvolti. C’è da ricordare al sindaco che i bambini sono sereni, perché sono protetti dai nonni e dagli zii”.

“Tutto ciò ha un costo che non può essere disconosciuto”, sottolinea l’associazione nel puntare il dito contro l’erogazione di somme per interventi sociali “destinati non a chi pensa al mantenimento dei tre bambini, bensì alle entrate degli operatori, spesso improvvisati e scarsamente professionali, gestiti dalla cooperativa appaltatrice del servizio sociale, e che l’ente locale dovrebbe monitorare sempre”.

Giustizia Ingiusta

“La giustizia ingiusta è questa – conclude l’associazione, ma non riguarda solo i tribunali, bensì anche i palazzi del potere politico, e il cittadino deve subire sentenze inaccettabili e immotivate. La discrezionalità del giudice non può essere recepita, rebus sic stantibus, come una discriminazione verso i cittadini, spesso indifesi per mancanza di reddito e per l’uso indiscriminato del c.d. patrocinio gratuito. Cosa ne pensate?”.