13/03/2026
Piazza Duomo
Diffusi i risultati dell'indagine Dis(armati): il conflitto fisico come modalità di interazione e la continua ricerca di adrenalina
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A Milano, nei primi sei mesi del 2025 sono 294 i minori denunciati o arrestati per rapina (571 nel 2024), 129 per lesioni personali (267 nel 2024), 33 per risse, 95 per porto abusivo d’armi (con un incremento del 455% in dieci anni, da 27 nel 2014 a 150 nel 2024).

I dati sono riferiti da Save the Children “Dis(armati). Un’indagine sulla diffusione della violenza giovanile, tra percezione e realtà”, realizzata dal Polo Ricerca di Save the Children con il sostegno di Fondazione Iris Ceramica Group ETS.

Il conflitto fisico – spiega l’associazione – diventa spesso una modalità di interazione, nelle zone della movida come in periferia. Non più le cosiddette “baby gang”, ma gruppi a geometria variabile, in cui la violenza diventa occupazione simbolica della città, proprio dei luoghi dove si sentono esclusi: Corso Como, piazza Gae Aulenti, City Life, Duomo.

Violenza e Adrenalina

“Questi ragazzi usano la voce e le mani perché si sentono invisibili”, affermano gli operatori sociali intervistati per la ricerca, che raccontano come spesso nelle storie di questi ragazzi c’è un’infanzia segnata da violenza e solitudine e la rabbia repressa sfocia nello scontro.

“Hai qualcosa dentro che ti fa venire voglia di sfogarti con qualcuno” racconta un ragazzo. “Si cerca il pretesto. La prima volta succede per caso, ma poi quell’adrenalina la vai a ricercare nei giorni seguenti. Cerchi qualunque cosa che ti spinge al limite”. In un clima di conflitto permanente in cui “girare armati diventa un obbligo di sopravvivenza”.

L’indagine Dis(armati)

Il viaggio compiuto da Save the Children per comprendere il fenomeno della violenza giovanile – con un’attenzione alla diffusione delle armi e al coinvolgimento dei minori nelle reti della criminalità organizzata – evidenzia come nell’ultimo decennio sia cambiata l’intensità e le modalità della violenza agita dagli adolescenti: più immediata, visibile, condivisa e amplificata anche attraverso i social media. Ma allo stesso tempo ci restituisce una “geografia della violenza” che mette in luce come le diverse tipologie di reati di natura violenta non abbiano una diffusione omogenea su tutto il territorio nazionale, con una concentrazione maggiore di alcune tipologie in determinate aree del Paese.